“..me ne frega perche’ se mi fossi liberato dai recinti mentali costruiti intorno a me dalla societa’ in cui vivo, non starei cercando di misurarmi col mondo mettendomi alla prova giorno per giorno..”
Come diceva Oscar Wild, “Solo chi non sa dove sta andando puo’ arrivare lontano”.
Ma io in fondo so bene dove sto andando, o meglio, me lo organizzo di volta in volta, ed ora dopo otto mesi di viaggio, la prossima tappa si chiama Terra del Fuoco. Fuoco, terra e quel vento che soffia fortissimo, terra degli elementi che la fanno da padroni con tutto quell’ocenao di acqua che la circonda.
Il viaggio infatti ha senso se ti poni un obbiettivo, un luogo che vuoi raggiungere, ora devo arrivare fino la’, voglio vedere come funzionano le cose, come si vive, come riesco ad arrivarci. A volte mi e’ capitato di non Informarmi nemmeno piu’ di tanto sul luogo che avrei visitato. Mi piace farmi sorprendere dal posto all’arrivo, essere assalito dalla gente in aeroporto, decidere il da farsi in poche frazioni di secondo, essere inondato da odori nuovi, visi nuovi sbattuti in faccia, colori, rumori e costumi che fino a qualche ora prima nemmeno immaginavo.
Sono sempre curioso di vedere cosa ci sara’ dopo, cosa cambiera’, cosa provero’ di diverso, quale sara’ il mio umore, vedere cosa c’e’ in fondo a quella strada, dietro quelle dune, in cima alla montagna, dietro lo sguardo di commozione di un amico, la storia di una persona appena conosciuta.
Non importa dove si trovi il “la’” in questione, cio’ che conta e’ porsi sempre dei traguardi.
Sono qui da solo, a volte mi capita di non pensarci, poi mi guardo di sfuggita sul monitor dello schermo, nella web cam mentro parlo con gli amici da casa, riflesso sul vetro dell’aeroporto mentre sono sulla scala mobile o alla mattina quando mi alzo e mi guardo allo specchio ed e’ sempre un giorno nuovo. Mi vedo da solo e allora mi sorrido anche perche’ non puo’ essere solitudine la solitudine di uno che si e’ venuto a cercare. Esseri soli e’ un’ altra cosa, io sono ospite a casa di un amico e non credo che sia solo una coincidenza il fatto che io oggi sia qui a casa sua o che sia stato ospite prima per dieci giorni in Giappone, per ventisei giorni in Cina o ancora prima in Borneo da un ragazzo indigeno che nemmeno conosevo. Sono pieno di sete di curiosita’, sono aperto alla conoscenza, alla fratellanza e sto avendo la fortuna di riceverne altrattanta durante questo cammino.
Ho bisogno di questa esperienza in solitaria, ho voglia di questo. In fondo, pensandoci, quello che rende il Mondo un bel posto e’ l’ospitalita’ della gente, i loro sorrisi, la loro generosita’, l’ altruismo. Se dovessi indentificarlo con un termine dove mi trovo ora non potrebbe che essere: “G’day mate, no worries mate”.
In certi momenti me lo chiedo che cosa ci faccio quaggiu’ a 17.000 chilometri di distanza da casa, coscente di aver davanti ‘at least” ancora quattro mesi se la buona stella me lo permette; ma la risposta anche se non e’ molto precisa arriva sempre in quei momenti quando vivo delle emozioni forti che mi ricordero’ per sempre, quando questo viaggiare/vivere mi sembra che crei spazio interiore per nuova energia, quando semplicemente assaggio un piatto di pasta in compagnia dopo mesi che non lo provavo, quando sento il profumo dell’erba appena tagliata che mi ricorda casa e questo mi fa amare ancora di piu’ casa mia, la mia famiglia, e so che una volta tornato tutto questo non svanira’, lo conservero’ sempre con me e sara’ d’aiuto per apprezzare ancora una volta di piu’ il mio ritorno.
Tra qualche mese saro’ nella periferia del mondo, verso quell’estremo sud delle terre abitate e non solo a cercare di toccare il limite del Mondo e della propria esperienza di viaggiatore. Ho affrontato tanti viaggi diversi in questi mesi, l’attraversamento del Mekong in barca, il Rajastan a dorso di cammello, la scalata all’Himalaya, il trekking nella foresta pluviale in Borneo, la costa east dell’ Australia i van, viaggi diversi verso traguardi identici, il limite di se stessi.
Affrontare un viaggio del genere, rimanendo lontano un anno da casa, significa viaggiare fino alla periferia del raporto con se stessi, e’ mettersi alla prova, e’ cercare, non e’ scappare, ma andare fino in fondo a conoscere i propri “fantasmi”.
Fino ad ora non mi e’ mai capitato di avere problemi seri quando ero in giro, se non altro piccole questini di poco conto che si risolvevano alla svelta.
Il vero fantasma e’ la testa, quello e’ l’unico vero ostacolo, il muro da abbattere. Viaggiare mi da la possibilita’ di scoprire la chiave di lettura e di vincere le paure, le incertezze. Conoscendo le altre persone impari a cooscere te stesso. Sono solo io che creo e posso distruggere.
Quando si e’ soli e lontani, vengono a galla su quella superficie liscia di una vita privilegiata molte di quelle cose ancorate sul fondo dell’abitudine, delle convinzioni e delle convenzioni, dei rapporti consolidati e dati per scontato che da tempo non venivano rispolverati. E piu’ il viaggio si avvicina alla meta prefissata piu’ la destinazione finale si sposta, la via si rende scomoda, gli inconvenienti all’ordine del giorno e la superficie si increspa e la mia faccia riflessa e’ diversa, diversa rispetto al primo giorno in aeroporto quando sulla scala mobile vedendomi riflesso sul vetro mi sentivo solo e leggero.
Percio’ eccomi qui ancora una volta a programmare la prossima tappa verso il Sud America con l’obiettivo di raggiungere l’estremo Sud. Sono terre di pastorizia e agricoltura ma anche di grandi secoli di storia. Ho in mente di farmi un pezzo a cavallo se le condizioni atmosferiche lo permettono. Sono circa 500chilometri da Puetro Montt in Chile fino a Coyhaique, non sara’ una passeggiata ma almeno ci provero’.
Il fatto e’ che il viaggio non e’ l’arrivo ma il percorso ed e’ il viaggio che fa noi stessi e non viceversa.
Staremo a vedere..
Alla prossima puntata
Ax The UNIVERSE – KEEP LIVING THE DREAM




