Viet Nam

Un’altra trasferimento via terra ci porta nella capitale del Vietnam, Saigon o Ho Chi Minh. Subito brancati dai locali, ci siamo divertiti a farci trasportare tra le vie e nelle case popolari fino a spuntare il prezzo migliore del pernottamento in una casa di una famiglia vietnamita. Entrando nelle abitazioni dei locali capiamo che veniamo proprio da un’altro mondo. La signora dormiva nella zona-sala d’entrata assieme al figlio piccolo (forse 5 mq) distesi per terra, la figlia invece dormiva sul divano. Non c’era cucina, avevano solo un frigorifero e il pranzo e la cena se lo procuravano dai vicini o dai baracchini per strada (come facciamo noi). Per entrare nella nostra camera bisognava salire una scala ripidissima e talmente stretta che lo zaino di Ste l’abbiamo fatto entrare dal balcone (alto due metri da terra). Insomma una vera lezione di come tutto è possibile. Giusto per la cronaca in quella casa vivevano in 6 (e tutt’ora ci chiediamo dove potessero dormire gli altri componenti della casa)

Saigon è veramente spettacolare. Uno sciame di motorini dal clacson perennemente suonante invade le strade. Qui dove non mai, il traffico è allucinante ma soprattutto senza regola alcuna. Per attraversare la strada abbiamo notato che nessuno rispettava la segnaletica orizzontale, allora abbiamo escogitato un nostro metodo: fischio deciso in direzione di provenienza del traffico e mano alzata a segnalare il nostro passaggio, camminata sicura e perpendicolare allo sciame. Funziona :D I motorini non si fermano ma ci schivano come se niente fosse. Li ho soprannominati formiche. Sembra che vadano in giro senza vedere cosa succede; vanno per la loro strada e guai a fermarsi. I volti dei motociclisti sono senza espressione e non si scompongono nemmeno se qualcuno taglia loro la strada o fa qualche manovra azzardata!

Qualche giorno a Saigon ci ha permesso di entrare nella storia della guerra Vietnamita. Tra il War museum e i tunnel sotterranei ci siamo fatti un’idea di come questa gente sia riuscita a vincere la guerra. Ancora una volta è valsa di più la tecnica che la forza!

Abbiamo inoltre capito il perchè gli americani, prima di tornare a casa dalla guerra con la coda tra le gambe, abbia cosparso lo stato di napalm.

I vietnamiti sono dei veri stronzi approfittatori. Cercano sempre un modo (magari anche ridicolo) per fregarti sulle banalità. Dopo due settimane sono riusciti a fregarci ben poche volte e per fortuna senza alcuna ferita. Per ogni cosa era una lotta unica, ma ci siamo fatti anche grosse risate.

Abbiamo inoltre ritirato le magliette gentilmente forniteci dal mio ex datore di lavoro “Holiday Inn Lugano” e colgo l’occasione per ringraziarlo e salutare i miei ex cari colleghi (spero che ora grazie alle foto e ai resoconti riusciate a percepire maggiormente ciò che ho voluto trasmettervi…un abbraccio).

Con un open bus ticket molto conveniente abbiamo risalito il Vietnam da nord a sud dormendo la maggior parte delle volte sui bellissimi sleeping bus notturni (belli ma il bianconiglio guida meglio e la nostra schiena al mattino era comunque a pezzi! :) )

La cittadina semi montana di Dalat, come seconda tappa, ci ha permesso di allontanarci dal caos della metropoli e immergerci nella natura di bassa quota. Finalmente un po’ di aria fresca ha alleviato lo stress accumulato nella capitale. A tratti questa città ricordava la Francia (c’era una specie di centrale elettrica che illuminata ricordava moltissimo la Tour Eiffel), il Canada (poco fuori dal centro un bellissimo lago circondato da foreste lasciava udire anche il + sottile segnale della natura), Saint Moritz per il sali scendi delle stradine, i prati e i negozietti, il tutto immerso nella classica atmosfera sud est asiatica composta da venditori di strada e stranezze di ogni genere.

Dopo la montagna, ci siamo sposati al mare (che dura la vita del backpacker) a Nha Thrang. Questa località non ci ha colpito per niente. Forse siamo capitati in periodo di bassa stagione (c’eravamo solo noi e un’altra manciata di turisti) ma oltre a una spiaggia senza alcuna pretesa non c’erano altre particolarità.

Hue e Hoi An, poco + a nord verso metà altezza del Vietnam, nonostante siano piccole cittadine hanno un carattere nettamente + improntato verso una cultura cinese.

Hue è anch’essa una piccola località dove, essendo + a nord, l’influenza cinese si fa via via più concreta come abbiamo potuto notare dai pochi monumenti presenti.

Hoi An, molto tranquilla, presentava un forte mix di culture: le vie del centro ricordano molto i colorati paesini francesi (l’influenza francese sembra aver interessato quasi tutto il sud est asiatico) ma si alternano con case e ponti in stile cinese.

Un’altro dodici ore abbondanti di sleeping bus ci portano verso la ex capitale a nord del Vietnam.

Rieccoci nel traffico più disperato con inquinamento alle stelle e senza alcuna regola di circolazione. Siamo sempre + verso la cultura cinese. Mercati e bancarelle dagli odori e igiene + disperate fanno da sfondo a una tra le città + divertenti che abbiamo trovato sul percorso. La fresca temperatura e la pioggia a tratti ci smuovono a cercare altre mete dopo qualche giorno.

Decidiamo quindi di massacrarci ancora un po’ la schiena distrutta dagli innumerevoli trasporti e incessanti camminate, e spostarci con pullman notturno (stavolta per risparmiare abbiamo preso il pullman locale che tra i vari sali e scendi, frena e rallenta, suona per far spostare animali e motociclisti o camion provenienti in direzione opposta…..(già, perchè se stai sorpassando e sei nell’altra corsia con il tuo pullman e nel frattempo dalla parte opposta sopraggiunge un tir, mica freni per rientrare in corsia o acceleri per sbrigare il sorpasso…semplicemente mantieni l’andatura e ti attacchi al clacson, in qualche modo si farà; espressione del viso assente stile kamikaze.)) nella località montana e dell’estremo nord vietnamita di Sa Pa.

Arriviamo al sorgere del sole dopo essere passati da infinite colline di riso, interrotte da diverse cascate e fiumiciattoli. Il meteo non è tra i migliori (tanta nebbia) ma il paesaggio è mozzafiato. Dividiamo una camera di hotel con vista sulla valle, (molto bella e super economica tra l’altro) con altri ragazzi conosciuti in Cambogia e poi ritrovati qui a nord. L’atmosfera montana è resa ancora + tipica dalle donnine locali che girano vestite con costumi coloratissimi, grossi orecchini e una cesta di vimini sulle spalle. Conoscono solo due parole di inglese e le ripetono a cantilena: “please buy from meeeee (manufatti locali, stoffe o bigiotteria) maybe later?” Alle prime volte ti sembra carino. Qualcuno gli ha insegnato ad essere carini e non stressarti troppo suggerendoti che puoi comprare dopo e con calma se ti va… in realtà a furia di sentire le stesse frasi sono giunto alla conclusione che hanno avuto tutti la stessa insegnante che non doveva essere nemmeno tanto brava! Hahaha

Un giro in motorino tra i monti era quello che ci voleva per visitare al meglio la zona. Le colline circostanti sono davvero meravigliose. Terrazzamenti di risaie creano contrasti di luce e colori tra i più strabiglianti. Ci siamo anche improvvisati in un mezzo trekking scendendo tra le risaie. Abbiamo provato una forte emozione nel momento in cui, abbiamo scovato un contadino che arava i suoi terrazzamenti colmi di acqua con un’aratro trainata da un bufalo. Il tempo in quel momento si è proprio fermato e ci ha riportato indietro ai banchi di scuola quando cercavano di farci capire come funzionava l’agricoltura nel passato. Cinque minuti di quella scena, che lasciava udire il solo movimento dell’acqua e della terra che si spostava al passaggio del contadino con aratro e l’animale, sono stati sufficienti per mettere a fuoco quelle idee confuse che avevamo del medioevo. Tutto è apparso + chiaro, nessun’altra spiegazione….era tutto lì!

Sa Pa è stata decisamente una meravigliosa meta, ma ormai l’abbiamo rivoltata come un calzino e il tempo scorre . Dopo due giorni di montagna, giustamente ci era venuta voglia di mare. Rieccoci a rispaccarci la schiena con altre dodici ore di pullman notturno con lo stesso autista d’orchestra. Rientriamo quindi al mattino alle 4 ad Ha Noi, distrutti. Quattro ulteriori ore di attesa per il pullmino che ci porterà nella baia di Ha Noi, la meravigliosa, grandiosa, fantastica baia di Ha Noi, quella baia che ha fatto per anni da sfondo al mio stereotipo di Vietnam, assieme alle risaie. Altre 4 ore di pullmino ci hanno portato alla nostra imbarcazione per una crociera di due giorni e una notte tra le bellissime scogliere che spuntavano dal mare creando uno scenario da mille e una notte. Abbiamo visitato una grotta di stalattiti e stalagmiti davvero scenografica e fatto spola tra i vari villaggi galleggianti che si incontravano lungo il tragitto. Al mattino presto non ci siamo fatti mancare una energizzante pagaiata all’interno di una seconda baia per visitare a macro la zattere su cui vivono i locali e le imbarcazioni con le caratteristiche vele vietnamite.

Il nord del Vietnam è sicuramente quanto di meglio si possa trovare nel sud est asiatico. Dopo due mesi e mezzo di percorso, chissà quante migliaia di km percorsi con qualsiasi mezzo di trasporto, e avventure di ogni tipo è ora di salutare questa regione e giustamente spostarci un po’ in montagna (si ancora…due giorni di mare e poi montagna…che vita piatta sarebbe se no :) )

La montagna stavolta sarà una vera montagna, quella che io chiamo il cuore del mondo. La montagna sacra per eccellenza, dove la natura ha creato qualcosa di maestoso e immenso grazie all’antico scontro tra i vecchi continenti. Un luogo dove a ogni passo ci si accorge di essere sempre + piccoli di fronte alle altre forze che ci circondano sottraendoti pian piano la quantità d’aria respirabile. Il grande Sugar Fornaciari recita: “a volte la migliore musica è il silenzio…” E io vibro di emozioni.

Eddy

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